Vi racconto il mio parto…a 27 settimane.

Non saprei descrivere precisamente le emozioni che mi hanno assalito quando ho partorito, ma ne ricordo una che non dimenticherò mai: la felicità. Nonostante avessi avuto tante, tantissime complicanze, io ero felice di partorire ( a 27 settimane/6 mesi) perché sapevo che la mia piccola guerriera ce l’avrebbe fatta e io, finalmente, avrei smesso di soffrire.

Dopo due mesi di allettamento più uno di ricovero il mio corpo era davvero stanco.

Non riuscivo quasi più a camminare, avevo la schiena completamente bloccata e le mani e i piedi gonfi dato che erano tre mesi che ero ferma. 

Ma nonostante ciò ero felice; una felicità costante che mi accompagnava e che mi dava la forza di affrontare l’esperienza più importante della mia vita.

Ricordo ancora che ruppi le acque tre giorni prima di partorire e che ho vissuto il travaglio per tre volte con dei dolori disumani.
 (Quando vi dicono che sono gli stessi dolori del ciclo non ci credete, vi stanno spudoratamente prendendo in giro!)

Faccia post parto 🙈

Comunque, ritornando alla mia storia, dopo tre volte che il mio collo dell’utero non decideva ad aprirsi, il 28 giugno del 2014, finalmente, i medici decisero che, forse, il cesareo era la soluzione migliore. 

Dico forse perché, oltre al fatto che il mio era un utero di 27 settimane e quindi era pericoloso tagliarlo, si aggiungeva una piccola ciliegina sulla torta: stavo per partorire con 39.5 di febbre a causa di ha fortissima infezione intrauterina.

Ricordo questi brividi di freddo, il sonno e la stanchezza di tante ore di travaglio.

Tra l’altro stavi per partorire in ospedale e non in una clinica privata, quindi ero completamente sola. Mia mamma, mio padre, mio marito e gli amici più intimi erano tutti fuori ad aspettarmi e io dentro che nonostante i dolori e nonostante l’ansia di quello che sarebbe successo da lì a poche ore, continuavo a scattare fotografie col mio cellulare perché volevo che quei momenti rimanessero per sempre con me.
Dopo circa tre ore di operazione (con anestesia totale) ricordo di aver aperto gli occhi e la prima cosa che esclamai fu: “come sta Annacloe?”

Mi dissero che era stata portata subito in terapia intensiva neonatale, ma che era viva e stava abbastanza bene.

Mio marito mi ha raccontato che era davvero minuscola e l’avevano avvolta in una copertina termica argentata e lei, nonostante i suoi 970 grammi, scalciava perché voleva liberarsene. 

Questo ricordo mi fa sempre sorridere…
Del mio parto mi sono mancate tante cose: mi è mancata la sensazione di averla vicino al mio volto appena nata, mi è mancata la sensazione di poter assistere alla sua nascita in quanto dormivo grazie chissà a quale farmaco, mi è mancata (dopo) poterla attaccare subito al mio seno e stringerla tra le braccia.

L’ho potuta stringere solo dopo 72 giorni di ricovero, 72 notti di pianti continui.

Tutte queste cose mi sono mancate tantissimo, ma la cosa che invece non mi è mancata per niente e’ l’amore. Non mi mancava perché lo sentivo nelle vene ( ormai distrutte dalle 120 siringhe e flebo che mi avevano fatto)

La mia bimba dopo due mesi di terapia intensiva

Provavo e provo un amore per la mia Annacloe che non si può spiegare. Un amore viscerale che ci unisce da ormai quasi tre anni; lei è il mio miracolo e io se oggi son viva ( dentro) e’ solo grazie a lei.


Non so se in futuro riuscirò mai ad affrontare un altro parto, la paura è tanta.

Mi affido alla vita e chi vivrà vedrà.

Per il momento, oggi, sono davvero felice.

Mariapaola 

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